una settimana mi aiutò a salire le scale. Tre settimane dopo, non ce la faceva più. La sua voce si era fatta flebile. Le sue mani erano fredde come uccelli, anche sotto tre coperte. Si scusava per cose che non era tenuta a chiedere.
“Mi dispiace di aver causato tanti problemi.”
“Mi dispiace di non essere più me stessa.”
“Mi dispiace che tu debba vederla in questo modo.”
Mi sedetti sul bordo del suo letto e dissi: “Va tutto bene. Sei mia madre. Non scusarti per aver bisogno di me.”