sbagliassi.
PARTE 2 – La telefonata, la porta e il portatile sul pavimento
Poco dopo le sei di quella sera, squillò il mio telefono. Era Wes, e stava già urlando prima ancora che finissi di rispondere.
“Cosa hai fatto?”
Mantenni la voce calma, come mi ero abituata a fare in sette anni di telefonate del genere. “Devi essere più preciso.”
“Hai bloccato la carta di mia madre.”
Guardai il mio caffè, ormai freddo sul bancone da ore. “Non era la carta di tua madre, Wes. Era la mia.”
Silenzio. Poi, con