guidata solo dalla memoria e dal vago profilo dei mobili che avevo visto mille volte.
La casa sembrava diversa al buio: più grande, più silenziosa, estranea in un modo che amplificava anche il minimo rumore. Ogni passo echeggiava un po’ troppo a lungo, come se le pareti stessero ascoltando.
Arrivata nella sua stanza, mi inginocchiai con cautela accanto al letto. L’aria laggiù era immobile e leggermente polverosa, quel tipo di spazio dimenticato dove le cose si accumulano col tempo: calzini persi, giocattoli rotti, oggetti casuali che i bambini insistono siano “