«Mi dispiace.»
«Per cosa?»
Cercò di parlare.
Non le uscì alcuna parola.
«Non devi spiegare niente.»
Il suo sguardo si posò sulla porta.
«Sophia?»
Mi strinse debolmente la mano.«Chiudila a chiave.»
Mi voltai e chiusi la porta.
Poi mi sedetti di nuovo accanto a lei.
«Chi ha fatto questo?»
Le tremavano le labbra.
Mi aspettavo il nome di uno sconosciuto.
Invece, sussurrò:
«Marcus.»
Sentii la stanza vacillare.
«Tuo fratello?»
Una lacrima le rigò la guancia.
Poi sussurrò qualcos’altro.
«Papà lo sapeva.»La fissai.
“Sapevi cosa?”
Il suo respiro si