casa, ho salutato a malapena.

Ho fatto le valigie, sono salita in macchina con un amico e me ne sono andata senza voltarmi indietro. Una parte di me si sentiva in colpa. Una parte più grande, invece, provava sollievo.
Per anni ho covato quel risentimento.
Ho costruito la mia vita. Ho creato la mia famiglia. Ho chiamato sempre meno spesso. A volte passavano mesi tra una conversazione e l’altra.
Solo a scopo illustrativo.
Poi, una mattina d’inverno, ho ricevuto la telefonata.
Papà era morto.
Un attacco di cuore.
Veloce. Inaspettato.